Le CRT sono difficili da interpretare, anche perché ancora non si capisce quanto siano realmente indietro rispetto alla MotoGP, però si può già sollevare un problema: che senso ha permettere a un team di comprare il motore di una squadra rivale?
Facciamo un esempio. Sono ormai tutti concordi sul fatto che il motore dell’Aprilia sia il più adatto alle CRT. Infatti l’Aprilia lo vende (si dice al prezzo di 80.000 euro). Bene, se un team rivale vuole comprarlo, durante il campionato, lo può fare pagando solo 20.000 euro. Quindi che senso ha investire una simile cifra (80.000 euro) per poi vedersi “soffiare” il motore così facilmente?
Questo è il primo punto da cambiare se si vuole che le CRT abbiano uno sviluppo degno nel futuro. Quindi se si vuole che possano arrivare a competere almeno un po’ con le MotoGP, che sono lontane anni luce quanto a tecnologia e prestazioni (ma anche come costi…).

Riflessioni di fine anno. Cioè di un anno molto brutto e molto inquietante anche se si pensa al futuro. Già, il futuro. Quale sarà, quello della velocità? Difficile dirlo, perché sia la MotoGP che la Superbike sembrano messe come gli “spread” della Grecia, dell’Italia o della Spagna: roba da stare svegli la notte.
Questa è senza dubbio una delle epoche di maggiore confusione e incertezza. E se è dura tirare avanti per le aziende normali, lo è anche per quelle che gestiscono lo sport della velocità perché si soffre non solo la carenza di denaro (che è già una sciagura bella grossa!) quanto la perdita della fantasia, del pragmatismo, e dell’umiltà.
Di fronte ai team che barcollano, ai meccanici e ai piloti che vengono pagati quando si può, ai piloti che per correre devono portare la valigia (piena di soldi), alla crisi degli sponsor e degli spettatori, ci vorrebbero dei cervelli illuminati e fantasiosi capaci di superare gli interessi di bottega, le invidie, le ripicche. E le paure. I fratelli Flamini continuano a pensare che Carmelo Ezpeleta voglia mangiare la SBK (ed è un errore!), la Dorna continua a snobbare la Infront (altro errore!) però non riescono a non avere a che fare l’uno con l’altra. Ad esempio, da tempo la MotoGP fornisce alla SBK materiale “umano” (Biaggi, Checa, Melandri, tanto per citare solo alcuni esempi) e tecnico (la gestione elettronica dei motori, altro piccolo esempio). E adesso la MotoGP sta orientandosi sull’uso di parti derivate dalla serie (con le CRT) che è sempre stato il “credo” della Superbike, la quale in tante cose ha sempre avuto delle buonissime idee da esportare.

Devo farvi una confessione. E mi vergono anche un po’. Perché ero partito con buoni propositi, con questo “Blog”. Mi piaceva l’idea di avere un dialogo con voi, un discorso diretto, un continuo scambio di opinioni. E qualche volta sono davvero riuscito a scatenarvi, toccando temi sui quali siete particolarmente sensibili, e ho fatto collezione di commenti. Proprio quello che volevo. Ma non riesco a dare continuità a questo dialogo, le due riviste (Motosprint e In Moto) hanno un continuo bisogno di attenzioni (forse perché sotto sotto sono gelose del sito e della velocità con cui vi raggiunge…). Insomma, troppe volte ho finito per rimandare a domani, e ancora a domani, e mi sono perso, ho perso il contatto con voi. E non va bene. Bisogna stringere i rapporti, infittirli, instaurare un dialogo continuo, come quello che ho con i lettori sulla rubrica della Posta di Motosprint.
E poiché io non ho il passo… per stare al passo del web, cedo la palla a Enrico Borghi, come ho fatto a fine 2003 lasciando a lui il posto di inviato al Mondiale GP. E con la stessa certezza che sia una buona scelta. Enrico, oltre a essere aggiornatissimo su quello che succede nel nostro mondo, ha anche una propensione al confronto dialettico che gli servirà tutta per gestire il suo “Full Access”.
Stefano Saragoni
Caro Paolo, ti ho visto scrollare la testa con la morte nel cuore, sul viso.
Il suo peso ti piegava le spalle. Chi ti era vicino, a un passo o a migliaia di chilometri di distanza, avrebbe voluto stringerti forte.
Sorreggerti. Ma non ne aveva la forza. Il mondo, il nostro mondo, fluttuava nella sua bolla di dolore, completamente inebetito.
Il tremito che sentivamo dentro si è sciolto in pianto, in lunghi silenzi, in una rincorsa di pensieri senza più speranza.
Ti ho rivisto a Valencia, in un giorno di sole del 2005. Marco aveva appena chiuso con la 125 e si preparava a salire sulla 250.
Giornalisti ed ex piloti provavano le MotoGP e tu eri lì a guardare, ammirato da come Luca Cadalora, nell’occasione tester per Motosprint, avesse ancora uno stile bello ed efficace. Parlammo a lungo, quel giorno. Legammo.
Venni conquistato dall’armonia di casa Simoncelli, da quella cordialità di cui è generosa la Romagna.
Penso alla gioia per le prime vittorie con l’Aprilia 250 e a quel titolo mondiale arrivato un po’ a sorpresa, a restituirvi il sorriso dopo due stagioni difficili, sofferte.
Penso a come vi eravate stretti l’un l’altro, facendovi forza, trovandone altra ancora nelle persone che hanno creduto in voi, con cui avete fatto squadra.
Penso a quanto sia terribile e ingiusto quello che ti ha colpito, che vi ha colpito. Penso che tutto quello che tu e Marco avete diviso in questi anni molti padri non lo hanno vissuto mai. Una cosa
meravigliosa. Ricordo come mi fece sorridere quello che Marco ha scritto di te nel suo libro:
«È un amico così rompiballe che sembra quasi un padre».
Un padre che abbraccio forte forte.
Stefano Saragoni
Correva l’anno 2001, l’ultimo del Mondiale 500. Valentino Rossi e Max Biaggi erano entrambi a Phillip Island, dove dopo essersi dati battaglia nelle qualificazioni si preparavano al GP Australia che assegnò l’ultimo titolo della “Regina” a 2 tempi. Una sfida carica di emozioni e significati. Un confronto duro, leale e esaltante tra due grandi campioni.
Sto cercando in tutti i modi di trovare un appiglio, per non pensare che per Rossi e la Ducati sia davvero finita. Nel senso, che difficilmente, seguendo questa strada di sviluppo, si riuscirà a migliorare davvero. È vero, il weekend di Aragon è stato molto travagliato per Rossi e la Rossa, con un mezzo turno di prove in meno e la punzonatura del settimo motore che l’ha costretto a partire dalla pit lane, ma è ovvio che il gesto estremo della Ducati, di portare a Valentino un telaio o semi telaio in alluminio non ha dato i frutti sperati.

Jorge Lorenzo, orgoglioso della sua prestazione da riferimento, una vittoria schiacciante e inconfutabile, l’ha definita «la mia migliore gara della stagione» concludendo in questo modo: «è stato triste vedere la gente che mi fischiava, sotto il podio. Lo hanno fatto anche al Mugello, e sempre qui lo scorso anno. Si tratta di tifosi di Valentino, ma io sono sicuro che se lui fosse stato sul podio li avrebbe zittiti: perché a lui certe cose non piacciono».
La MotoGP sarà pure l’eccellenza dello sport motociclistico, ma la sua tecnologia esasperata e le difficoltà che i migliori piloti del mondo trovano nel portare al limite moto e gomme… hanno snaturato lo spettacolo e reso le gare sempre più calcolate, fredde, prevedibili. E se qualcuno tenta di uscire dagli schemi, ecco qualcun altro pronto a tirargli le orecchie, fino a proporre di regolamentare il sorpasso…
La Honda ha provato, il lunedì seguente il GP Italia, alcune modifiche apportate alla RCV ufficiali: nuovi software e un forcellone modificato per garantire maggiore stabilità nelle curve molto veloci, dove si resta piegati a lungo. Due dei suoi piloti, Stoner e Simoncelli, hanno realizzato tempi da paura. Va tutto bene, quindi.
La Yamaha invece ha lasciato il Mugello: niente prove per la 800, dopo avere annullato il primo test con la “mille”. Ma dopo avere vinto ad Assen e al Mugello, il morale è tornato alto. Insomma, la sfida continua.
Non posso dire di provare una simpatia epidermica per Jorge Lorenzo, di conseguenza mi riesce difficile apprezzarlo mentre sdottora sul come Marco Simoncelli non abbia imparato niente dalla polemica sulla sua presunta pericolosità che il campione del mondo ha scatenato quando non ce n’era motivo. E non si rende più simpatico quando aggiunge che così stando le cose non può provare rispetto per lui fino a quando non si comporterà nel modo giusto, ovvero eviterà di finirgli tra i piedi (e le ruote). Unicamente così potrà, un giorno, fargli forse cambiare idea.
Tuttavia mi vedo costretto a dar ragione a Lorenzo quando dice che una gara dura un tot di giri e che non c’è bisogno di provare a deciderla nelle prime curve. Tanto più se le condizioni della pista sono molto ma molto insidiose, e le gomme che oggi equipaggiano le MotoGP sono dure come il legno e non vanno in temperatura a morire. Superando Lorenzo alla prima curva a sinistra del GP Olanda, Simoncelli non ha commesso un reato, non ha fatto una scorrettezza, ma qualcosa deve pure avere sbagliato, se la sua gara (e quella di Jorge, che si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato) è finita come è finita.