Motosprint

 
 
 
 
lunedì 14 maggio 2012
A tu per tu con il direttore /

Emozioni Superbike

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Emozioni Superbike

Dopo il disastro di Monza, sul Mondiale Superbike è tornato a splendere il sole. Due gare in piena sintonia con lo spirito della categoria, e una bella notizia:

il prossimo anno, la SBK andrà in onda su Italia 1. Non ce ne voglia La7, che nelle ultime stagioni ha fatto qualcosa in più del minimo sindacale, senza però dare mai l’idea di credere veramente nel potenziale televisivo di questo campionato. Nelle giornate migliori si è arrivati a sfiorare il milione di spettatori, ma gli ascolti non sono mai davvero decollati, neppure con l’arrivo (vincente) di Biaggi e poi di Melandri.

Mediaset (che sta trattando con la SBK un accordo a lungo termine, mentre sembra pronta a rinunciare al Mondiale GP in tempi brevi) è una garanzia di “visibilità” che farà bene alla Superbike, perché gli darà la possibilità di farsi conoscere dal grande pubblico e di affermarsi per quello che è, l’espressione di un motociclismo meno tecnologico ma più genuino e divertente di quello che è diventata la MotoGP, con i suoi grandi campioni in fila indiana, le sue moto ufficiali troppo sofisticate, troppo costose, troppo poche, e le loro brutte copie gettate nella mischia per riempire uno schieramento altrimenti desolante.

Dire che abbiamo visto più sorpassi a Donington di quelli che sull’altro fronte vedremo nell’intero 2012 è scontato quanto vero. E il sorpasso nelle gare di moto è un pò come il gol nel calcio. Una partita tra due grandi squadre che finisce zero a zero è una mezza fregatura… In Superbike il rischio del pareggio senza emozioni per fortuna è raro e ci sono domeniche in cui ci godiamo addirittura la “goleada”.

Casomai vi chiedeste cosa sarebbe della Superbike se Rossi decidesse mai di chiudere qui la carriera, la sua risposta (da Twitter) comincerebbe con elogio di spettacolarità e bagarre, per poi chiudersi così: «Ma io voglio correre in MotoGP per altri anni».

Non si può avere tutto.

Stefano Saragoni

 

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Neppure il tempo di festeggiare i suoi primi 25 anni di storia, che il Mondiale Superbike si è trovato a fronteggiare la prima situazione difficile (molto difficile) di quelli che seguiranno. E senza superare brillantemente la prova, perché il Round Monza va in archivio con la miseria di otto giri di gara e la “mezza” vittoria di Tom Sykes, fermato frettolosamente sulla strada di un successo che con un pizzico di calma in più poteva essere intero.
Sia chiaro, non era facile gestire una giornata di gare che ha trovato nell’instabilità delle condizioni meteo un avversario infido e spietato, perdipiù a Monza, pista che con le sue medie elevatissime mette a dura prova motori e gomme e impone un’attenzione alla sicurezza ben maggiore che altrove. Se poi le gomme “rain” tengono fino in fondo solo in determinate condizioni di pista bagnata e non in altre, le incognite aumentano in maniera esponenziale. Tuttavia, proprio perché si sapeva di dover affrontare la pioggia e le problematiche annesse, era forse il caso di approntare un “Piano B” per garantire se non entrambe almeno una delle due gare in programma. Perché è la SBK che richiama il pubblico a Monza. E doveva correre anche a scapito di altre categorie. Invece, dopo la rinuncia a gara 1, non si è riusciti salvare perlomeno gara 2. La direzione gara ha investito i piloti della responsabilità di decidere se e quando prendere il via, ed anche quando fermarsi, ed il risultato sono gli 8 giri che hanno finito per lasciare tutti con l’amaro in bocca.
Davvero troppo poco per accontentarsi.

Stefano Saragoni

 
 

Fenati e la scelta vincente FMI

Non me ne voglia Giampiero Sacchi, team manager di successo che si è messo alla prova come costruttore in Moto3 e si sta misurando con le difficoltà di questo gravoso impegno. Ma la scelta del Presidente FMI Paolo Sesti di lasciare la Ioda per la Honda FTR prima dell’inizio del Mondiale, addirittura dopo un solo test in pista a Valencia, si è rivelata vincente.

Non elegante, sicuramente, perché così facendo Sesti ha moltiplicato i problemi della Ioda, rimasta di colpo senza squadra a tempo ormai scaduto, e in qualche modo sofferta, perché il prezzo da pagare per questo cambio in corsa è stata l’inevitabile rottura del rapporto con Sacchi, nato ai tempi di Junior GP, proseguito con la nascita del Team Italia e candidato a durare nel tempo.

Sesti ha fatto la scelta più scomoda per sé, ma la più giusta per i ragazzi del Team Italia, che al debutto nel Mondiale avevano bisogno di quante più certezze possibile e di nessun problema. Insomma, serviva un percorso “facilitato”, non una moto da sviluppare, far crescere, rendere competitiva. Sesti lo ha capito, ha ammesso l’errore, ha affrontato il peso della rottura con la Ioda e assicurato al Team Italia la FTR Honda, che sembra essere la miglior Moto3 del momento.

Senza questa scelta, Romano Fenati, fno a ieri sconosciuto campione europeo in carica della 125 e oggi stella nascente del motociclismo italiano, sarebbe alle prese con problematiche tecniche più grandi di lui, ed invece vola sulle ali del primo successo iridato (al secondo GP!) e del primo posto nella classifica iridata.

Sembra un miracolo, ma non lo è. Perché già da qualche stagione la FMI sta investendo sui giovani, aiutandoli a crescere, dando loro l’occasione e il supporto che cercano. Oggi si vedono i risultati di questo lavoro, con Fenati, ma anche con Antonelli, che a Jerez ha ricevuto il telaio FTR, perché possa anche lui ambire al miglior risultato possibile.

Per il motociclismo italiano, si apre una nuova pagina.

Stefano Saragoni

 
 

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Il GP Qatar ci ha confermato cose che già sapevamo: Lorenzo, Stoner e Pedrosa sono “di un altro pianeta” rispetto al resto della compagnia, ma ha anche regalato qualche sorpresa.
Del tutto inatteso il problema all’avambraccio destro sofferto da Stoner, rallentato dal dolore e dalla crescente difficoltà a muovere la mano sulla strada della vittoria. Lorenzo, che ha preso i “noiosi” test precampionato con maggiore impegno di lui… ne ha approfittato per soffiargli un successo che sembrava certo.

 

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Dopo 9 giorni di prove collegiali con le nuove 1000 sappiamo esattamente ciò che sapevamo già: Casey Stoner e Jorge Lorenzo sono i più forti, hanno le moto migliori e sono sostenuti dai reparti corse più potenti. SI va in Qatar per assistere al primo di 18 round in cui questi due grandissimi piloti si giocheranno il titolo 2012.
In base a ciò che si è visto a Jerez, cè aria di riscatto da parte di Lorenzo, anche perché la Yamaha M1 in inverno ha fatto grossi passi in avanti. Ma si è visto anche uno Stoner impressionante, e poi la Honda è sempre la Honda…

 

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Basterebbero le parole di Valentino – «E’ stato un test abbastanza negativo, non entro abbastanza forte in curva e non ho sufficiente percorrenza, e poi la moto si muove troppo in accelerazione» – per capire che aria stia tirando in casa Ducati. Insomma, l’entusiasmo seguito alla prima uscita, un mese fa, sta scemando. Ma più delle parole, che già sarebbero importanti, servono i numeri: i cronologici delle prestazioni dimostrano che Stoner e Lorenzo (i riferimenti di Honda e Yamaha e quindi anche di tutta la MotoGP) viaggiano sul passo di un secondo al giro in meno rispetto allo scorso anno. Valentino e la Ducati girano sui tempi che i migliori facevano nel 2011 (con le 800…). Quindi la seconda uscita in Malesia ci dice che la Ducati e Rossi hanno di fronte a loro un’impresa titanica, perché quando migliorano loro fanno un passo in avanti anche gli altri.

 

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È vero, qualche tempo fa ho “passato la palla” a Enrico Borghi, ma poiché neppure lui è riuscito a mantenere un dialogo costante con voi appassionati di questa rubrica, mi rimetto in gioco e divido con lui l’impegno. Con la promessa che ogni settimana troverete un nuovo tema di discussione. Che sarà uno di noi a proporvi. Questo per il piacere di avere un contatto diretto con chi ci legge con passione, e anche per non lasciare spazio a quei babbei che usano lo spazio dei commenti in modo “improprio”.

 
lunedì 13 febbraio 2012
FULL ACCESS - di Enrico Borghi /

Dove andranno le CRT?

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L’idea è chiara: cambiare le regole per limitare le MotoGP e agevolare le CRT. Metterla in pratica, però, appare molto meno semplice. Le prestazioni delle MotoGP non sono impressionanti solo se si parla di moto, ma anche di piloti. Quindi se il riferimento sono il Team HRC (che ha la miglior moto del mondo) e Casey Stoner (che è il pilota più veloce del mondo) si può già smettere di discutere.

 
lunedì 30 gennaio 2012
A tu per tu con il direttore /

Twitter batte Motosprint

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Cari lettori di Motosprint,
la prima foto della Ducati Desmosedici 2012 la trovate qui, nel nostro sito, e in tutti gli altri siti che parlano di moto e di corse. Su Motosprint “cartaceo”, invece, non la troverete, perché la Ducati è stata irremovibile nel suo NO a concederci uno scatto “in anteprima”, da poter pubblicare sulla rivista in edicola domani.

 
lunedì 12 dicembre 2011
Motosprint Blog /

IL PRIMO LIMITE DELLA CRT

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Le CRT sono difficili da interpretare, anche perché ancora non si capisce quanto siano realmente indietro rispetto alla MotoGP, però si può già sollevare un problema: che senso ha permettere a un team di comprare il motore di una squadra rivale?

Facciamo un esempio. Sono ormai tutti concordi sul fatto che il motore dell’Aprilia sia il più adatto alle CRT. Infatti l’Aprilia lo vende (si dice al prezzo di 80.000 euro). Bene, se un team rivale vuole comprarlo, durante il campionato, lo può fare pagando solo 20.000 euro. Quindi che senso ha investire una simile cifra (80.000 euro) per poi vedersi “soffiare” il motore così facilmente?

Questo è il primo punto da cambiare se si vuole che le CRT abbiano uno sviluppo degno nel futuro. Quindi se si vuole che possano arrivare a competere almeno un po’ con le MotoGP, che sono lontane anni luce quanto a tecnologia e prestazioni (ma anche come costi…).