
Jorge Lorenzo, orgoglioso della sua prestazione da riferimento, una vittoria schiacciante e inconfutabile, l’ha definita «la mia migliore gara della stagione» concludendo in questo modo: «è stato triste vedere la gente che mi fischiava, sotto il podio. Lo hanno fatto anche al Mugello, e sempre qui lo scorso anno. Si tratta di tifosi di Valentino, ma io sono sicuro che se lui fosse stato sul podio li avrebbe zittiti: perché a lui certe cose non piacciono».
Non posso dire di provare una simpatia epidermica per Jorge Lorenzo, di conseguenza mi riesce difficile apprezzarlo mentre sdottora sul come Marco Simoncelli non abbia imparato niente dalla polemica sulla sua presunta pericolosità che il campione del mondo ha scatenato quando non ce n’era motivo. E non si rende più simpatico quando aggiunge che così stando le cose non può provare rispetto per lui fino a quando non si comporterà nel modo giusto, ovvero eviterà di finirgli tra i piedi (e le ruote). Unicamente così potrà, un giorno, fargli forse cambiare idea.
Tuttavia mi vedo costretto a dar ragione a Lorenzo quando dice che una gara dura un tot di giri e che non c’è bisogno di provare a deciderla nelle prime curve. Tanto più se le condizioni della pista sono molto ma molto insidiose, e le gomme che oggi equipaggiano le MotoGP sono dure come il legno e non vanno in temperatura a morire. Superando Lorenzo alla prima curva a sinistra del GP Olanda, Simoncelli non ha commesso un reato, non ha fatto una scorrettezza, ma qualcosa deve pure avere sbagliato, se la sua gara (e quella di Jorge, che si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato) è finita come è finita.
Valentino Rossi ha clamorosamente sbagliato?
Casey Stoner ha fatto la scelta giusta?
Jorge Lorenzo alla fine li fregherà tutti e due?
A Valencia, dopo due giorni di prove in versione 2011, è stato inevitabile porsi anche queste domande, che sono tutte azzardate ma anche affascinanti. Non c’è ancora una risposta certa per nessuna delle tre domande, quindi non bisogna avere fretta nel giudicare.
Certo, Rossi che gira sui tempi di Karel Abraham (a pari moto) è un dato che lascia stupiti, così come è chiaro che il debutto “italiano” abbia deluso. Ma sia Valentino che gli uomini della Ducati sono apparsi molto tranquilli: questa due giorni di prove serviva solo
L’ultima gara della MotoGP del 2010 è stata probabilmente la più bella della stagione. Un anno che si chiude, un nuovo campione del mondo e tanti interrogativi. Il 2011 è già iniziato, con Rossi sulla Ducati, Stoner in sella alla Honda e un Jorge Lorenzo che, restando sulla Yamaha, una moto che conosce bene e con una squadra con la quale ha un feeling pazzesco, potrebbe riconfermarsi il re della classe regina del Motomondiale.
Che l’Estoril sia la pista di Jorge Lorenzo non è più certo una novità. Lo spagnolo vince infatti in Portogallo da 3 anni consecutivamente, ma la superiorità di Jorge, parlando di tempi sul giro, su Valentino Rossi, è stata davvero impressionante. Rossi dice di esser felice perché lo scorso anno ha preso 23 secondi da Lorenzo, mentre quest’anno “solo” 8,6, ma in realtà il Dottore sembra aver incassato duramente la sconfitta.
Tre mesi senza Rossi. Non sono pochi, ma finiranno. E Valentino tornerà. Quel giorno (presumibilmente di settembre, a Misano) avrà deciso se per poche gare prima di passare alla Formula 1, oppure se per restare e provare a riprendersi il titolo che non può difendere.
Il futuro di Vale sarà uno dei tormentoni dell’estate. Non il solo.

Sparare sulla MotoGP, per il direttore di una testata (cartacea e web) che si occupa di sport motociclistico è sicuramente darsi la zappa sui piedi. Però, in tutta onestà, questa MotoGP non mi appassiona e mi preoccupa.
Jorge Lorenzo ha trovato in Valentino Rossi non solo il suo riferimento sulla pista, l’avversario da battere, il campione da spodestare dal trono della MotoGP. Ne ha fatto anche l’oggetto di un confronto a tuttocampo che appare fin ossessivo. Rossi è tifoso dell’Inter? E lui diventa un supertifoso del Barcellona. Rossi inventa scenette per celebrare le vittorie? Lui fa lo stesso. Anzi, di più.

Nella maxi intervista sul numero 51-52 di MotoSprint, Jorge Lorenzo ha dichiarato: “per me, 800 o “mille” fa poca differenza. Penso che una moto sia una moto, quindi se Carmelo domani dice che si corre con una 250 per me va bene. A me piace andare forte in moto, non mi interessa la cilindrata”.
Una dichiarazione di cuore, che fa capire quanta passione abbia lo spagnolo della Yamaha.
Se in Italia i piloti del Mondiale GP si divertono con altri mezzi, dalle moto da cross alle auto, in Spagna c’è ancora agitazione. Almeno nell’entourage di Jorge Lorenzo. Marco Hirsch, bizzarro personaggio, preparatore e manager di Jorge, ha lanciato strali contro il campione del mondo attraverso Cadena SER, in Spagna.