Non posso dire di provare una simpatia epidermica per Jorge Lorenzo, di conseguenza mi riesce difficile apprezzarlo mentre sdottora sul come Marco Simoncelli non abbia imparato niente dalla polemica sulla sua presunta pericolosità che il campione del mondo ha scatenato quando non ce n’era motivo. E non si rende più simpatico quando aggiunge che così stando le cose non può provare rispetto per lui fino a quando non si comporterà nel modo giusto, ovvero eviterà di finirgli tra i piedi (e le ruote). Unicamente così potrà, un giorno, fargli forse cambiare idea.
Tuttavia mi vedo costretto a dar ragione a Lorenzo quando dice che una gara dura un tot di giri e che non c’è bisogno di provare a deciderla nelle prime curve. Tanto più se le condizioni della pista sono molto ma molto insidiose, e le gomme che oggi equipaggiano le MotoGP sono dure come il legno e non vanno in temperatura a morire. Superando Lorenzo alla prima curva a sinistra del GP Olanda, Simoncelli non ha commesso un reato, non ha fatto una scorrettezza, ma qualcosa deve pure avere sbagliato, se la sua gara (e quella di Jorge, che si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato) è finita come è finita.
Voglio pensare che le minacce di morte a Marco Simoncelli non fossero che il delirio di un imbecille, al quale si è dato necessariamente peso perché è sempre meglio essere troppo prudenti che poco. L’imbecille si sarà sentito appagato sapendo di aver fatto passare giorni (e notti) di ansia alla famiglia di Simoncelli, e di avere messo in allarme perfino l’Interpol.

L’America è lontana…
Esportare il motociclismo negli Stati Uniti non è mai stato facile. Del “nostro” motociclismo, del Mondiale GP e pure della Superbike, molto più vicina a loro, gli americani non hanno mai sentito un grosso bisogno. Sono stati gli europei, gli organizzatori dell’una e dell’altra serie, ad insistere per varcare l’Oceano. Dai e dai ce l’hanno fatta, ad approdare negli USA, ma senza mai trovare dall’altra parte un reale entusiasmo, e venendo sempre a compromessi. Succede anche oggi: la MotoGP è la sola categoria in pista a Laguna Seca perché le altre due il promoter del GP USA non le vuole, Indy uscirà presto dal calendario perché il pubblico ha risposto in modo troppo tiepido all’offerta motociclistica e le imponenti tribune del “catino” sono rimaste desolatamente vuote.

Carlos Checa ha fama di perdente. Come è giusto che sia per un pilota che ha guidato solo moto ufficiali senza vincere niente. O quasi.
In fondo due successi nel Mondiale 500 non sono cosa da tutti. E lui li ha portati a casa, entrambi in Spagna, entrambi con la Honda, nel 1996 e 1998.
Secoli addietro… Pochi lo ricordano, probabilmente nemmeno lui (o fa finta di dimenticarsene) ma nel 2000 dopo sei GP era in testa al Mondiale.

Valentino Rossi è stato il primo pilota ufficiale a tornare sulla “mille”.
Lo ha fatto venerdì 8 aprile, a Jerez, dove la domenica prima si era corso il GP Spagna, percorrendo una cinquantina di giri per cercare di capire quanto più possibile della la Ducati GP12, ed indirizzare il lavoro del reparto corse. È stata proprio la volontà di avere nel 2012 una moto più adatta alle sue esigenze a spingere Rossi a tornare in Spagna. Perché se è lampante che quest’anno la corsa al titolo sarà tutta in salita, Valentino nel 2012 vorrà potesi giocare le sue carte senza dover rincorrere.
C’è qualcosa di personale. Casey Stoner non è sereno quando parla di Valentino Rossi, e si vede. La sua mancanza di stima è palese, il suo fare è sprezzante. Ogni occasione è buona per mandargli a dire, ma anche per sputargli in faccia, quello che pensa di lui. Come se oggi che Rossi è in difficoltà con la Ducati, fosse arrivato il momento di pareggiare vecchi conti in sospeso, di fargli pagare torti subiti in passato. Primo fra tutti (sempre che ce ne siano stati altri) il sorpasso di Laguna Seca al Cavatappi nel 2008, che destabilizzò Casey, caduto in errore pochi giri dopo e poi, a più riprese, anche nelle gare successive, così da perdere la sfida.
Rossi a Jerez ha sbagliato, è sacrosanto, e chi ha pagato più caro il suo errore è stato Stoner, così la rabbia dell’australiano ci sta tutta. Però quando Valentino è andato a scusarsi nel suo box a fine gara (con il casco in testa, sarebbe stato più elegante se lo avesse tolto, prima di entrare) Casey lo ha accolto con un sorriso sarcastico e parole durissime: «La tua ambizione è più forte del tuo talento».
Il Corsaro è nero, c’è da scommettere. Nero come la bandiera che lo ha richiamato ai box prima del tempo in gara 2, ultimo atto di un fine settimana scellerato che lo ha visto andare all’arrembaggio con fare sconclusionato, sbagliando tempi e modi, finendo per fare il gioco del nemico.
La partenza anticipata e quel che ne è seguito, dagli errori di guida al mancato rientro per il “ride through”, sono la conseguenza di un nervosismo fuori controllo.
I problemi alla spalla che hanno rallentato Pedrosa e l’orgoglio di Lorenzo, che non si è lasciato sfuggire l’occasione di andare a prendersi il secondo posto superando il connazionale, hanno compresso l’effetto di una notte che per la Honda poteva essere ancora più soddisfacente.
Il vice presidente della HRC voleva l’intero podio e non ne ha fatto mistero, invece Dovizioso è rimasto giù, frenato da un inizio gara un po’
contratto che lo ha condannato a lottare con Simoncelli per il quarto posto.
Ieri, cliccando sul motore di ricerca, mi sono trovato davanti il viso d’angelo di Peter Lenz, morto a Indy a 13 anni in una gara di contorno al GP. Ho indugiato un po’ sul tasto “play” poi ho dato il via al filmato di Peter messo in rete dalla famiglia. L’ho visto sorridere, correre veloce in pista e di nuovo sorridere. L’ho visto piccolo e fragile. L’ho visto felice. Non riesco a togliermelo dalla testa, quel filmato.
Ducati non ha aspettato il meeting della prossima settimana in Germania, lascerà il mondiale Superbike anche se verrà accettata la richiesta di togliere gli air restrictor alla 1198. La palla passa ai team privati, quello ufficiale chiude i battenti. Tornerà forse nel 2012, con una moto tutta nuova. Forse. Intanto se ne va.