Motosprint

 
 
 
 
lunedì 30 gennaio 2012
A tu per tu con il direttore /

Twitter batte Motosprint

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Cari lettori di Motosprint,
la prima foto della Ducati Desmosedici 2012 la trovate qui, nel nostro sito, e in tutti gli altri siti che parlano di moto e di corse. Su Motosprint “cartaceo”, invece, non la troverete, perché la Ducati è stata irremovibile nel suo NO a concederci uno scatto “in anteprima”, da poter pubblicare sulla rivista in edicola domani.

 
lunedì 28 novembre 2011
A tu per tu con il direttore /

Passo la palla

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Devo farvi una confessione. E mi vergono anche un po’. Perché ero partito con buoni propositi, con questo “Blog”. Mi piaceva l’idea di avere un dialogo con voi, un discorso diretto, un continuo scambio di opinioni. E qualche volta sono davvero riuscito a scatenarvi, toccando temi sui quali siete particolarmente sensibili, e ho fatto collezione di commenti. Proprio quello che volevo. Ma non riesco a dare continuità a questo dialogo, le due riviste (Motosprint e In Moto) hanno un continuo bisogno di attenzioni (forse perché sotto sotto sono gelose del sito e della velocità con cui vi raggiunge…). Insomma, troppe volte ho finito per rimandare a domani, e ancora a domani, e mi sono perso, ho perso il contatto con voi. E non va bene. Bisogna stringere i rapporti, infittirli, instaurare un dialogo continuo, come quello che ho con i lettori sulla rubrica della Posta di Motosprint.
E poiché io non ho il passo… per stare al passo del web, cedo la palla a Enrico Borghi, come ho fatto a fine 2003 lasciando a lui il posto di inviato al Mondiale GP. E con la stessa certezza che sia una buona scelta. Enrico, oltre a essere aggiornatissimo su quello che succede nel nostro mondo, ha anche una propensione al confronto dialettico che gli servirà tutta per gestire il suo “Full Access”.

Stefano Saragoni

 

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Caro Paolo, ti ho visto scrollare la testa con la morte nel cuore, sul viso.
Il suo peso ti piegava le spalle. Chi ti era vicino, a un passo o a migliaia di chilometri di distanza, avrebbe voluto stringerti forte.
Sorreggerti. Ma non ne aveva la forza. Il mondo, il nostro mondo, fluttuava nella sua bolla di dolore, completamente inebetito.
Il tremito che sentivamo dentro si è sciolto in pianto, in lunghi silenzi, in una rincorsa di pensieri senza più speranza.
Ti ho rivisto a Valencia, in un giorno di sole del 2005. Marco aveva appena chiuso con la 125 e si preparava a salire sulla 250.
Giornalisti ed ex piloti provavano le MotoGP e tu eri lì a guardare, ammirato da come Luca Cadalora, nell’occasione tester per Motosprint, avesse ancora uno stile bello ed efficace. Parlammo a lungo, quel giorno. Legammo.
Venni conquistato dall’armonia di casa Simoncelli, da quella cordialità di cui è generosa la Romagna.
Penso alla gioia per le prime vittorie con l’Aprilia 250 e a quel titolo mondiale arrivato un po’ a sorpresa, a restituirvi il sorriso dopo due stagioni difficili, sofferte.
Penso a come vi eravate stretti l’un l’altro, facendovi forza, trovandone altra ancora nelle persone che hanno creduto in voi, con cui avete fatto squadra.
Penso a quanto sia terribile e ingiusto quello che ti ha colpito, che vi ha colpito. Penso che tutto quello che tu e Marco avete diviso in questi anni molti padri non lo hanno vissuto mai. Una cosa
meravigliosa. Ricordo come mi fece sorridere quello che Marco ha scritto di te nel suo libro:
«È un amico così rompiballe che sembra quasi un padre».
Un padre che abbraccio forte forte.
Stefano Saragoni

 
sabato 15 ottobre 2011
A tu per tu con il direttore /

Vale e Max dieci anni dopo

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Correva l’anno 2001, l’ultimo del Mondiale 500. Valentino Rossi e Max Biaggi erano entrambi a Phillip Island, dove dopo essersi dati battaglia nelle qualificazioni si preparavano al GP Australia che assegnò l’ultimo titolo della “Regina” a 2 tempi. Una sfida carica di emozioni e significati. Un confronto duro, leale e esaltante tra due grandi campioni.

 

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La MotoGP sarà pure l’eccellenza dello sport motociclistico, ma la sua tecnologia esasperata e le difficoltà che i migliori piloti del mondo trovano nel portare al limite moto e gomme… hanno snaturato lo spettacolo e reso le gare sempre più calcolate, fredde, prevedibili. E se qualcuno tenta di uscire dagli schemi, ecco qualcun altro pronto a tirargli le orecchie, fino a proporre di regolamentare il sorpasso…

 

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Non posso dire di provare una simpatia epidermica per Jorge Lorenzo, di conseguenza mi riesce difficile apprezzarlo mentre sdottora sul come Marco Simoncelli non abbia imparato niente dalla polemica sulla sua presunta pericolosità che il campione del mondo ha scatenato quando non ce n’era motivo. E non si rende più simpatico quando aggiunge che così stando le cose non può provare rispetto per lui fino a quando non si comporterà nel modo giusto, ovvero eviterà di finirgli tra i piedi (e le ruote). Unicamente così potrà, un giorno, fargli forse cambiare idea.

Tuttavia mi vedo costretto a dar ragione a Lorenzo quando dice che una gara dura un tot di giri e che non c’è bisogno di provare a deciderla nelle prime curve. Tanto più se le condizioni della pista sono molto ma molto insidiose, e le gomme che oggi equipaggiano le MotoGP sono dure come il legno e non vanno in temperatura a morire. Superando Lorenzo alla prima curva a sinistra del GP Olanda, Simoncelli non ha commesso un reato, non ha fatto una scorrettezza, ma qualcosa deve pure avere sbagliato, se la sua gara (e quella di Jorge, che si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato) è finita come è finita.

 
martedì 7 giugno 2011
A tu per tu con il direttore /

Il peso delle parole

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Voglio pensare che le minacce di morte a Marco Simoncelli non fossero che il delirio di un imbecille, al quale si è dato necessariamente peso perché è sempre meglio essere troppo prudenti che poco. L’imbecille si sarà sentito appagato sapendo di aver fatto passare giorni (e notti) di ansia alla famiglia di Simoncelli, e di avere messo in allarme perfino l’Interpol.

 

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L’America è lontana…

Esportare il motociclismo negli Stati Uniti non è mai stato facile. Del “nostro” motociclismo, del Mondiale GP e pure della Superbike, molto più vicina a loro, gli americani non hanno mai sentito un grosso bisogno. Sono stati gli europei, gli organizzatori dell’una e dell’altra serie, ad insistere per varcare l’Oceano. Dai e dai ce l’hanno fatta, ad approdare negli USA, ma senza mai trovare dall’altra parte un reale entusiasmo, e venendo sempre a compromessi. Succede anche oggi: la MotoGP è la sola categoria in pista a Laguna Seca perché le altre due il promoter del GP USA non le vuole, Indy uscirà presto dal calendario perché il pubblico ha risposto in modo troppo tiepido all’offerta motociclistica e le imponenti tribune del “catino” sono rimaste desolatamente vuote.

 

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Carlos Checa ha fama di perdente. Come è giusto che sia per un pilota che ha guidato solo moto ufficiali senza vincere niente. O quasi.
In fondo due successi nel Mondiale 500 non sono cosa da tutti. E lui li ha portati a casa, entrambi in Spagna, entrambi con la Honda, nel 1996 e 1998.
Secoli addietro… Pochi lo ricordano, probabilmente nemmeno lui (o fa finta di dimenticarsene) ma nel 2000 dopo sei GP era in testa al Mondiale.

 

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Valentino Rossi è stato il primo pilota ufficiale a tornare sulla “mille”.
Lo ha fatto venerdì 8 aprile, a Jerez, dove la domenica prima si era corso il GP Spagna, percorrendo una cinquantina di giri per cercare di capire quanto più possibile della la Ducati GP12, ed indirizzare il lavoro del reparto corse. È stata proprio la volontà di avere nel 2012 una moto più adatta alle sue esigenze a spingere Rossi a tornare in Spagna. Perché se è lampante che quest’anno la corsa al titolo sarà tutta in salita, Valentino nel 2012 vorrà potesi giocare le sue carte senza dover rincorrere.